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A che punto è la digitalizzazione in Italia?

Con il 5G ormai alle porte, è d’obbligo chiedersi: come siamo messi a livello digitale in Italia?

Sul fronte della digitalizzazione il nostro Paese è al fondo della lista europea, al 24 esimo posto. Un miglioramento c’è comunque stato recentemente: secondo uno studio di Confindustria digitale, infatti, l’indice italiano è passato dal 36,5% del 2011, al 38,9% del 2018, al 43,9% del 2019.

A pesare sul dato negativo innanzitutto il basso numero di laureati in materia ICT (Information and Communication Tecnology), che si sostanzia nell’appena 1% del totale.

Esempio virtuoso viene (anche in questo caso) dai paesi del nord: Norvegia, Svezia, Finlandia ed Olanda.

Non c’è invece purtroppo da stupirsi che i dati raffigurino l’Italia come ultima della classe su questo settore. Il lavoro digitale in Italia è ancora poco conosciuto ed apprezzato, specialmente nelle regioni più “rurali” che compongono la maggior parte del territorio italiano ed al di fuori delle grandi città, generalmente caratterizzate da grande spirito d’innovazione.

Incredibile pensare che in Italia manca ancora un contratto collettivo nazionale specifico per il lavoro degli Informatici, che nella maggior parte dei casi vengono assunti come metalmeccanici.

Altro importante aspetto è il fatto che il lavoro informatico inteso in senso ampio (non soltanto quindi programmazione di applicativi e sviluppo di siti web, ma anche lavori più legati al marketing digitale ed alla promozione sui social media) gode ancora di molta poca “dignità” presso un’ampia fascia di popolazione.

L’Italia è un paese ancora sostanzialmente vecchio, legato ad una forma mentis molto tradizionale (soprattutto in alcune regioni) e ad una concezione dell’imprenditoria a metà tra il libero professionista ed il piccolo imprenditore: ancora il 19% degli italiani dichiara di non accedere mai alla rete.

In questo spazio non c’è da stupirsi che solo le grandi aziende stiano cominciando ad intravedere le possibilità ed i vantaggi competitivi offerti da un corretto e fruttuoso uso del web e della tecnologia.

Se chiamassimo un idraulico pagheremmo la chiamata, le spese di riparazione e quant’altro senza lamentarci, ma un informatico? La maggior parte delle persone vede ancora questi lavori come qualcosa di fumoso e non si rende affatto conto che sono invece frutto di competenze ed esperienze maturate nel tempo, di formazione continua, di una grandissima propensione al cambiamento ed all’aggiornamento continuo.

Ma, attenzione attenzione, merita attenzione il dato invece della propensione all’acquisto online da parte degli Italiani, dove scaliamo questa volta di gran lunga la classifica.

Ovviamente anche le attività locali dovrebbero adattarsi e predisporre la vendita online.

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